Tragedies happen.What are you gonna do?Give up?Quit?No.
I realize now that when your heart breaks,you gotta fight like hell to make sure you're still alive.
Because you are...and that pain you feel,it's life.That's there to remind you that somewhere out there is something better...and that something is worth fighting for.
Forse una delle cose che amo di più dei miei viaggi è sentire i profumi e i sapori.
Riuscire e risentirli è un piacere spesso troppo complicato, a volte frustrante solo provare a ricercare gli ingredienti nel proprio paese. Certo Roma in genere permette di reperire praticamente tutto con semplici scorribande a piazza Vittorio, credo che mi mancherà...
Questa volta non solo non ho resistito a provare a rifare una ricetta, ma ho anche trovato tutto, e riprodotto abbastanza facilmente l'originale.
Il buongiorno nel bel mezzo di una bella nevicata. Il cielo è grigio, e i fiocchi scendono grossi e fitti. La temperatura si abbassa, l'umido passa in fretta e la giornata diventa iridescente. Il sole che riflette sulla neve morbida è rifratta in diversi colori tingendo il cielo e le nuove di rosa, dietro montagne luminose candide e immacolate.
Una passeggiata in questa neve è imprendibile .. In paese a piedi chiedendosi perché non sia sempre cosi.. È meglio. È stupendo. È appagante.
Spesa, ma non per me. Girando per le stradine ovattate e scivolose, portando i pacchi, a "nonna" Lucia, già che sono lì spalo la neve dall'ingresso: ripagata con una mattinata tra ferratelle e pizza rossa e con le patate.
Tutto ad occhio come sempre. Su una spianatoia una fontana di farina e in mezzo sette uova un paio di cucchiai di strutto, circa undici di zucchero semolato, la scorza grattata di un limone un bicchierino di pernod e qualche manciata di semini di anice. Con una forchetta si raccoglie pian piano la farina dai lati amalgamando tutto bene fino a che diventa un impasto lavorabile a mano, poi si taglia in pezzetti che vengono infine trasformati in palline.
A fuoco vivo, il ferro va fatto scaldare bene, ungendolo con l'olio o alla Lucia maniera con il grasso tagliato dal prosciutto inforcato e passato una volta ogni due tre ferratelle sul ferro. Quando questo è bello rovente..ed è meglio non provare la temperatura mettendoci una mano nel mezzo... Dunque si mette una pallina di impasto al centro e si chiude al volo stringendo i due ferri tra loro, dopo una trentina di secondi si gira il ferro dall'altro lato...altri trenta secondi e ZAC la ferratella è pronta.
Belle croccantine ed aromatizzate. Molti mettono anche un pizzico di cannella. Secondo ne è fondamentale un bel pizzico di sale,anche se pare che molti non lo mettano.
Presto sarà da provare la versione salata al pecorino....
Dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione Dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione per non farlo più...
Per cui basta andare giù.
L'antropologia tira giù. Su una mente già tendente alla riflessività, all'autocritica e al continuo rimettersi in gioco con il confronto con l'Altro...l'antropologia è come la ciliegina sulla torta.
A me ha reso ancora più instabile, ma quanto amo quei momenti in cui mi sento piena di mondo, magari in cima ad una montagna abruzzese, sulla spiaggia fregenese in pieno inverno, nei vicoletti del centro romano, queli non battuti da orde di turisti, tra le braccia di chi mi ama, con in mano un biglietto di auguri delle mie amiche, di fronte al forno guardando i maritozzi che si dorano....
Ma è pur sempre lei la colpevole dello sguardo con cui affronto il mondo che mi circonda, lei l'antropologia che nonostante tutto non voglio abbandonare, non è lei che non sopporto più..
anche quando credo di essere intrappolata dall'incertezza del domani, con lei e con me stessa, quando troppo mi fa riflettere sulle scelte degli altri, quando mi fa "sempre criticare" qualunque cosa.
Ma è sempre "colpa" sua se non riesco a smettere di osseervare curiosa, di ascoltare ogni voce, di riflettere e rimuginare per poi scoprire nuovi mondi pieni di sfumature colorate e profumate.
Se non avessi avuto l'occhio di guardare un po' più in là di piazza istria, di entrare in una nuova gelateria (daRe), di chiedere provare e gustare un gelato diverso, o forse più vero, o forse semplicemente più buono e consapevole, o forse erano le mie papille gustative ad essere più attente e consapevoli... beh forse Sabato non avrei fatto i maritozzi.
E la ricetta dei maritozzi forse non l'avrei cercata e studiata, non mi sarei chiesta che differenza possa esserci tra brioche siciliana e maritozzo romano...
e onestamente al riguardo ho ancora da condurre qualche ricerca. Forse non avrei preferito una ricetta con un pizzico di lievito, ad una più facile e veloce con due panetti interi e un pizzico di farina... Forse non avrei neanche mai conosciuto Profumo di Lievito.
e la speranza che tutto questo sia sempre nella mia vita è appagata dallo sguardo di coloro che hanno assaggiato queste briochine superprofumose di arancia. Soffici e non ancora abbastanza leggere da poter dire che non devo più sperare vengano sempre meglio...spero di farli ancora ancora e ancora, e spero di far sorridere tante e tanti amici...
Per la ricetta vedete qua, perchè alle indicazioni del "Maestro" non c'è nulla da aggiungere!
Non so perchè in molte persone è radicata l'abitudine di farsi unabella tazza di latte caldo e pandoro o biscotti al posto del pasto nei periodi delle feste...come se fosse melgio che mangiare la pasta o una bistecca. Sarà che non ci sembra una cena vera, poi è un gustosissimo accopiamento...e il latte caldo prima di andare a dormire è così rilassante, è.. non mi viene il termine..richiama l'infanzia, la serenità di un periodo senza problemi, cullati e coccolati prima di un sonno ristoratore. Ecco sì, dei biscotti che sappiano coccolare a fine giornata, e facciano cominciare con un dolce e pacato sorriso la giornata.
Per questo, per Natale, questa volta non volevo fare solo i classici gingerbread. Volevo qualcosa di più delicato, volevo che fossero i biscotti della buonanotte, che immergendosi nel latte lasciassero un po del loro aroma burroso e si ammorbidissero senza crollare sfatti nel fondo della tezza.
Volevo dei biscotti semplici ma non insipidi, senza troppi sapori e spezie che facciano frullare troppi pensieri per lo stomaco e la testa, biscotti che mettano ordine e semplicità, che non sconvolgano, il pepe e lo zenzero svegliano danno brio punzecchiando lo spirito. Volevo un sapore che non complicasse il coacervo di sapori complessi delle cene delle feste.
Voglio immaginare di mangiarli in una casa dai toni caldi, con il camino acceso e un bel divano di queli in cui ci si affonda dentro, un plaid soffice e ampio, ovviamente la neve di fuori.. e Babbo Natale che incartava la cioccolata, ah no erano le marmotte.
Non poteva esserci nulla di meglio di frollini alla panna e vaniglia.
Da regalare agli amici e augurare sinceramente un sereno Natale, che lo sia anche quando ci si concede uno sfizio. un dono di gioia e dolcezza, infuso di amore e autenticità.
I am beautiful
No matter what they say
Words can't bring me down
I am beautiful
In every single way
[...]
Trying hard to fill the emptiness
The pieces gone
Left the puzzle undone
Ain't that the way it is
[...]
We're the song inside the tune
Full of beautiful mistakes
And everywhere we go
The sun will always shine
And tomorrow we might awake
On the other side
Natale al Pan di Zenzero
E' troppo caldo per sembrare Natale, ma almeno la città è piena di decori.
A casa l'albero c'è, con le sue palline di vetro che ricordano ghiaccioli e stalattiti, le micorlucine, le candelin, i primi pacchetti infiocchettati d'oro e argento...
Vorrei la neve, vorrei sciare vorrei svegliarmi la mattina inondata di quel sole gelido e pungente eppure avvolgente che solo dopo una forte nevicata fa sbrilluccicare qualsiasi cosa...qualsiasi, anche il sorriso più mesto.
Neanche in montagna era sufficientemente freddo, ma i profumi dell'inverno c'erano quasi tutti, la legna che brucia, e il vinbrulè sul fuoco. Mancava solo quello, quel suo peculiare odore di... di... neve.
Le tradizioni ci confortano, e a volte anche fare nostre quele degli altri. Come i "gingerbread man", quegli omini di panpepato che guardavo e sognavo sul quel libro di favole quando ero bambina. Sempre sorridente, o quasi, rassicurante con quel suo colore brunastro e i bottoncini di caramelline rosse, bello cicciottino e in buona compagnia. Poi da grande ho capito che in reatlà sto gingerbreadman, meglio noto come gingy, era un fesso, chè si fa fregare/divorare dalla volpe. Forse era la volpe che si era stufata di sperare nell'uva...
Vuoi o non vuoi, io i biscottini di pan di zenzero/panpepato [ancora non ho capito come si chiama], li adoro, e dunque perchè non farli io!?